La Musicoterapia Attiva: applicazione nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura

Nel mio lavoro di musicoterapeuta e psicoterapeuta, come collaboratore dell'Asl to3, mi sono trovato a progettare e svolgere diversi laboratori di musicoterapia presso alcuni Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura.

In questo tipo di Reparto ospedaliero accedono pazienti che si trovano in una situazione di crisi acuta da un punto di vista psichiatrico; la condizione psicopatologica non permette di intervenire con un supporto psichiatrico e psicologico direttamente a casa dei pazienti o presso un ambulatorio psichiatrico o un Centro di Salute Mentale, poiché il paziente viene ritenuto in uno stato di pericolo per se o per le persone attorno a lui ed inoltre con una scarsa o assente consapevolezza di malattia.

Questi ricoveri hanno spesso una durata minima di una settimana, che può prolungarsi in base allo stato del paziente ed alla sua rapidità di recupero.

In generale possiamo intendere la musicoterapia come una modalità di approccio ed intervento alla persona che usa il suono e la musica sia come strumento terapeutico in sé (grazie alle interazioni del suono con il nostro corpo ed in particolare con il Sistema Nervoso Centrale), sia come mediatore nella relazione tra conduttore e paziente. Semplificando si può affermare come esistano due principali forme di musicoterapia:

  1. musicoterapia recettiva: basata sull'ascolto della musica e sulla rielaborazione in gruppo delle emozioni ed immagini che l'ascolto genera in ciascun partecipante del gruppo;
  2. musicoterapia attiva: prevede l'utilizzo di strumenti musicali che non richiedono una preparazione tecnico-musicale specifica e che possono essere utilizzati in maniera spontanea dai membri del gruppo.


Tra questi due filoni io utilizzo la musicoterapia attiva in S.P.D.C., poiché non necessita dell'utilizzo della capacità verbale nei pazienti, che spesso, a causa della sintomatologia presentata, è ridotta (come negli stati depressivi molto gravi) o compromessa (come negli stati psicotici).

I laboratori da me condotti si basano sulla tecnica della musicoterapia attiva secondo il modello Benenzon. Nel 1998 il Proff. Rolando Benenzon definiva così la musicoterapia: “la disciplina che ricerca elementi di diagnosi e metodi terapeutici tramite lo studio del complesso uomo-essere umano, mentre da un punto di vista terapeutico si può affermare che la musicoterapia è una disciplina paramedica che utilizza il suono, la musica e il movimento per provocare effetti regressivi e aprire canali di comunicazione, al fine di attivare il processo di socializzazione e di inserimento sociale”. E' fondamentale però che il modello di riferimento sia solo una bussola, da adattare in base allo specifico della situazione e delle soggettività con cui ci si relaziona durante le attività.

La musicoterapia attiva può quindi essere utilizzata per trattare i pazienti affetti da patologie psichiatriche in fase acuta e per breve periodo ricoverati presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (S.P.D.C.) che a causa del forte disagio in cui si trovano richiedono un intervento di contenimento fisico ed affettivo, permettendo loro, attraverso questa tecnica, di trovare un canale non verbale (analogico) di espressione che possa essere utilizzato dal tecnico musicoterapeuta come mezzo per accogliere la soggettività del paziente e promuovere la risocializzazione. Permette inoltre di raccogliere elementi diagnostici, osservati  durante l’attività, che possono così essere condivisi con tutti i professionisti dell’equipe coinvolti nel progetto terapeutico-riabilitativo dei pazienti. 
Nei gruppi che attualmente conduco in S.P.D.C. considero come obbiettivi principali i seguenti:

  • stimolare il contatto del paziente con le proprie emozioni fornendo un incoraggiamento ad esprimerle;
  • favorire il rilassamento.


Ma soprattutto l'obiettivo più importante è il piacere, dimensione che spesso è totalmente assente a causa della drammatica situazione psicopatologica; questo si ottiene cercando di presentare le attività proposte sotto forma di “giochi musicali” ed allontanando qualsiasi obiettivo prestazionale o di “bellezza” in senso artistico.

Per chi utilizza il metodo Benenzon sa che l'improvvisazione musicale ne è forse il cardine principale. Tuttavia bisogna tener conto del fatto che in S.P.D.C. è possibile solo creare gruppi “aperti” dove l'utenza cambia settimanalmente, quindi si tratta di sedute singole, con l'impossibilità di “selezionare” i partecipanti in base a caratteristiche specifiche. Questo comporta la necessità di proporre attività che possano in qualche modo andar bene per tutti, cosa sicuramente non facile.

Ecco perché è necessario preparasi una serie di attività/giochi da poter proporre in base all'utenza che di volta in volta ci si trova di fronte e che spesso si è conosciuta pochi minuti prima dell'inizio dell'attività!
Riporto qui di seguito una mia personale sequenza di attività che mi trovo spesso a proporre:

  1. improvvisazione libera, finalizzata a prendere dimestichezza con gli strumenti ed il suono prodotto da ciascuno di essi. Durante la fase di consegna suggerisco ai partecipanti di provare a suonare tutti gli strumenti che vogliono, cercando però di ascoltarsi uno con l'altro e di mantenere il silenzio. Quando lo ritengo necessario, propongo un ritmo di base con uno strumento a percussione in modo da fornire una base ritmica che funga da integrazione;
  2. sonorizzazione di elementi naturali (terra, aria, fuoco,acqua,) stagioni dell'anno o colori;
  3. improvvisazione musicale e movimento corporeo: ciascun partecipante a turno, sceglie uno strumento musicale ed improvvisa con esso alcuni minuti mentre gli altri partecipanti si muovono liberamente nello spazio facendosi ispirare dalla musica.


Queste sono solo alcune delle possibili attività proponibili, la fantasia è l'unico ostacolo! Ma la scommessa principale e secondo me anche l'aspetto più interessante di questo particolare ambito applicativo della musicoterapia, consiste nel riuscire a capire ed adattare in poco tempo le tecniche conosciute al gruppo che ci si trova a condurre in quella specifica seduta.


Autore: Dott. Michele Verratro
Psicoterapeuta e musicoterapeuta
Sito web: Musica e Terapia


Bibliografia
AA.VV., Musicoterapia tra neuroscienze, arte e terapia, Musica Practica, Torino, 2007;
Allaria F., Della Sala S., Il cervello stonato, Psicologia contemporanea, Giunti editori, numero 203, 2007;
Benenzon R., Manuale di musicoterapia, Edizioni Borla, Roma, 2005;
Bernardi L.,  Porta C.,  Casucci G.,  Balsamo R.,  Bernardi N., Fogari R., Sleight P., Dynamic Interactions Between Musical, Cardiovascular, and Cerebral Rhythms in Humans, American Heat Association, May 2009, (3172-3179);
Bion W.R., Esperienze nei gruppi e altri saggi, Armando, Roma, 2006;
Cattich N., Saglio G., L’oltre e l’altro. Arte come terapia, Priuli & Verlucca editori, Borgaro T.se (To), 2009;
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